Fairness

Introduzione alla Fairness nel Machine Learning

Il Machine Learning (ML) consente la costruzione di modelli capaci di apprendere dai dati e prendere decisioni automatiche. Tuttavia, i dati di training e le scelte di modellazione possono riflettere e amplificare disuguaglianze, pregiudizi sociali o errori tecnici, portando a decisioni discriminatorie o inappropriate.

L’obiettivo della fairness è garantire che:

  • le decisioni generate dai sistemi ML non siano ingiuste o discriminatorie verso gruppi protetti o sottorappresentati;
  • i modelli non amplifichino disuguaglianze esistenti.

La misurazione della fairness è complessa e soggettiva, specialmente in relazione ad attributi sensibili (razza, sesso, religione).

La Metafora dello Specchio: Dati e Società

Un concetto fondamentale per comprendere la fairness è la “Metafora dello Specchio”, che descrive la relazione tra realtà, dati e modelli.

  • I dati come riflesso: i dati di training non sono verità assolute o neutre, ma agiscono come uno specchio della società che li ha generati. Se il mondo reale contiene disuguaglianze storiche, stereotipi o pregiudizi (es. discriminazioni di genere o razziali), i dati rifletteranno fedelmente queste “brutture”.
  • Il ruolo del modello: quando un modello apprende da questi dati, non sta “sbagliando”, ma sta semplicemente guardando nello specchio. Non si può incolpare il riflesso (l’output del modello) se l’oggetto riflesso (la società/i dati) è imperfetto.
  • Lo specchio deformante (amplificazione): spesso il ML agisce come uno specchio deformante. Per massimizzare l’efficienza matematica, il modello tende ad amplificare i bias presenti: se un gruppo è leggermente sottorappresentato o svantaggiato nei dati, l’algoritmo potrebbe esasperare questa disparità per ottimizzare la metrica di errore globale.

Conclusione data-centric: per risolvere il problema non basta “pulire lo specchio” (modificare l’algoritmo), ma bisogna agire sull’immagine riflessa, intervenendo attivamente sulla qualità e rappresentatività dei dati.

Bias nei Dati

Il bias nei dati è un’incoerenza rispetto al fenomeno che i dati dovrebbero rappresentare. Può manifestarsi in diverse forme.

Bias preesistente (Societal Bias)

Origina nella società e si riflette nei dati di input.

  • È difficile da rilevare e mitigare: richiede un quadro normativo e di credenze.
  • La rimozione delle colonne sensibili non è sufficiente, poiché altre feature possono fungere da proxy (es. reddito, tipo di lavoro, CAP).
  • La conoscenza dell’attributo sensibile è anzi utile per valutare la fairness.

Bias tecnico

Emerge dal funzionamento dei sistemi tecnici, amplificando i bias preesistenti. Esempi:

  • metodi di imputazione errati (es. nella gestione dei valori nulli, rimpiazzare i valori mancanti con il valore medio può portare ad assunzioni errate);
  • trasformazioni dei dati che ne alterano il significato;
  • embedding pre-addestrati che non rappresentano bene nomi rari.

Bias emergente

Si manifesta nel contesto d’uso del sistema, spesso attraverso cicli di feedback.

“I ricchi diventano più ricchi” nel ranking web: i documenti più rilevanti compaiono per primi e per questo vengono visitati più spesso; ricevono quindi maggiore rilevanza da parte degli utenti e diventeranno ancora più rilevanti.

Altre tipologie di bias

Tipo di biasDescrizione
Selection BiasScelta di sorgenti dati convenienti ma non rappresentative
Self-selection BiasDati da sorgenti “volontarie” (es. sondaggi online)
Omitted Variable BiasMancanza di feature necessarie
Sampling Bias (Distribution Shift)La distribuzione dei dati di training non riflette quella di produzione
Prejudice/Stereotype BiasRiflette pregiudizi sociali
Experimenter BiasInterpretazione che conferma le proprie ipotesi
Labeling BiasBias introdotto da chi etichetta i dati

Criteri Statistici di Non Discriminazione

Esistono diversi criteri formali (di misurazione) per definire la non discriminazione in ML, particolarmente rilevanti per sistemi di classificazione binaria o score-based. Notazione: AA è l’attributo sensibile (gruppi aa, bb), YY il target reale, Y^\hat{Y} l’output del modello di decisione binaria, RR lo score predittivo.

Le tre categorie principali sono descritte di seguito.

1. Independence (Parità Demografica)

La probabilità di un certo esito deve essere la stessa per tutti i gruppi.

Descrizione: il tasso di predizioni positive (Y=1Y = 1) non deve dipendere dall’appartenenza a un gruppo sensibile AA.

Formalizzazione:

P(Y=1∣A=a)=P(Y=1∣A=b)P(Y = 1 \mid A = a) = P(Y = 1 \mid A = b)

Qui Y=1Y = 1 indica la predizione positiva del modello (in notazione più rigorosa, Y^=1\hat{Y} = 1).

  • Interpretazione: gli output del modello dovrebbero essere equamente distribuiti tra i gruppi.
  • Limiti: questa metrica può mascherare discriminazioni a livello di tassi di falsi positivi/negativi e non tiene conto delle differenze di base rate.

La probabilità di essere assunti deve essere simile per uomini e donne con lo stesso profilo.

In diversi contesti normativi, un modello è considerato sufficientemente equo quando il rapporto tra i tassi dei due gruppi è ≥0.8\geq 0.8 (regola del 20%, nota anche come four-fifths rule o regola dell’80%):

P(Y^=1∣A=b)P(Y^=1∣A=a)≥0.8\frac{P(\hat{Y} = 1 \mid A = b)}{P(\hat{Y} = 1 \mid A = a)} \geq 0.8

2. Separation (Equalized Odds)

Richiede che l’indipendenza valga all’interno di ogni strato definito dalla variabile target, ovvero che i tassi di falsi positivi e falsi negativi siano uguali tra i gruppi.

Descrizione: i tassi di errore devono essere uguali tra i gruppi all’interno di ogni strato definito dal target YY.

Forme equivalenti per classificatori binari:

  • Tasso di veri positivi uguale:
P(Y^=1∣Y=1,A=a)=P(Y^=1∣Y=1,A=b)P(\hat{Y} = 1 \mid Y = 1, A = a) = P(\hat{Y} = 1 \mid Y = 1, A = b)
  • Tasso di veri negativi uguale (equivalentemente, tasso di falsi positivi uguale, poiché TNR=1−FPR\text{TNR} = 1 - \text{FPR}):
P(Y^=1∣Y=0,A=a)=P(Y^=1∣Y=0,A=b)P(\hat{Y} = 1 \mid Y = 0, A = a) = P(\hat{Y} = 1 \mid Y = 0, A = b)

dove Y^\hat{Y} è l’output del modello di decisione binaria.

  • Interpretazione: garantisce che, tra coloro che hanno lo stesso esito reale, i rischi di falsi positivi e negativi siano bilanciati tra i gruppi. In altre parole, la definizione richiede parità dei tassi di errore.
  • Limiti: se i base rate differiscono tra i gruppi, l’equilibrio dei tassi di errore può richiedere compromessi sulle prestazioni complessive.

Preoccupazione etica: nella pratica, tassi di errore più alti ricadono spesso su gruppi storicamente marginalizzati o svantaggiati, aumentando le disuguaglianze esistenti e generando ulteriori danni.

3. Sufficiency (Predictive Parity)

Dato lo score del modello, il vero outcome è indipendente dall’appartenenza al gruppo: l’affidabilità delle predizioni deve essere indipendente dai gruppi.

Descrizione: dato lo score predittivo RR (punteggio continuo, es. logit), l’esito reale YY è indipendente dall’appartenenza al gruppo AA.

Formalizzazione:

P(Y=1∣R=r,A=a)=P(Y=1∣R=r,A=b)per ogni rP(Y = 1 \mid R = r, A = a) = P(Y = 1 \mid R = r, A = b) \quad \text{per ogni } r
  • Interpretazione: a parità di score, i gruppi dovrebbero avere la stessa probabilità di successo.

Il Positive Predictive Value (PPV) è la probabilità che una predizione pari a 1 sia corretta, dato che il modello ha predetto 1:

PPV=P(Y=1∣Y^=1)\text{PPV} = P(Y = 1 \mid \hat{Y} = 1)

Confronto tra i criteri

CriterioNome comuneCondizioneCosa garantisceLimite
IndependenceParità demograficaY^⊥A\hat{Y} \perp AStesso tasso di esiti positivi tra gruppiIgnora base rate; può mascherare differenze in FP/FN
SeparationEqualized oddsY^⊥A∣Y\hat{Y} \perp A \mid YStessi TPR e FPR tra gruppi (parità dei tassi di errore)Con base rate diversi richiede compromessi sulle prestazioni
SufficiencyPredictive parityY⊥A∣RY \perp A \mid RStessa affidabilità delle predizioni a parità di score—

Strategie per Mitigare i Bias

Per raggiungere la fairness si possono applicare approcci in tre fasi del ciclo di vita del ML.

flowchart LR
    D["Dati"] --> PRE["Pre-processing<br/>(model-agnostic)"]
    PRE --> TR["In-training<br/>(model-specific)"]
    TR --> M["Modello addestrato"]
    M --> POST["Post-processing<br/>(model-agnostic)"]
    POST --> P["Predizioni finali"]

Pre-processing (prima dell’addestramento)

Mira a modificare lo spazio delle feature per ridurre la correlazione con l’attributo sensibile, prima che i dati vengano utilizzati dal modello.

  • È un approccio model-agnostic: le correzioni possono essere usate con qualsiasi modello.
  • Non garantisce sempre che le predizioni siano eque, poiché non controlla le decisioni di modellazione o le predizioni finali.
  • Esempi: bilanciamento delle rappresentazioni di feature sensibili, riformulazione del dataset per ridurre le correlazioni con attributi sensibili.

In-training (durante l’addestramento)

Consiste nell’inserire vincoli di fairness direttamente nell’ottimizzazione del modello.

  • Può offrire garanzie più forti di fairness, poiché l’equità è integrata nell’obiettivo di training.
  • È un approccio model-specific: richiede modifiche all’algoritmo di apprendimento, ed è potenzialmente complesso da implementare.
  • Implicazioni: bilanciamento degli obiettivi di accuratezza e fairness nella loss function, oppure imposizione di constraint su metriche di fairness durante l’ottimizzazione.

Post-processing (dopo l’addestramento)

L’obiettivo è modificare un classificatore già addestrato per renderlo non correlato con l’attributo sensibile.

  • È un approccio model-agnostic e può essere applicato a qualsiasi modello senza retraining.
  • È meno flessibile e spesso comporta compromessi maggiori sulle prestazioni rispetto a pre-processing e in-training.
  • Tecniche comuni: calibrazione delle soglie, ribilanciamento delle decisioni per gruppi, altri aggiustamenti delle predizioni finali.
FaseTipoVantaggiSvantaggi
Pre-processingModel-agnosticUsabile con qualsiasi modelloNon garantisce predizioni eque
In-trainingModel-specificGaranzie di fairness più fortiRichiede modifiche all’algoritmo, complesso
Post-processingModel-agnosticNessun retraining necessarioMeno flessibile, compromessi maggiori sulle prestazioni

Rischi e Considerazioni Etiche della Fairness

L’utilizzo di modelli non equi comporta rischi significativi: perdita di reputazione, danni economici e amplificazione di disuguaglianze strutturali.

  • L’individuazione dei bias non è sufficiente: è cruciale valutare se le disparità osservate siano giustificate e dannose, e definire strategie per mitigarle.
  • La “misurazione” delle disparità è spesso influenzata da definizioni sociali, rendendo la fairness non solo una questione tecnica ma anche etica e normativa.

La discriminazione riguarda categorie socialmente rilevanti che storicamente hanno servito come base per trattamenti ingiustificati e sistematicamente avversi. Secondo la legge statunitense alcune categorie sono considerate protette: quando si trattano dati relativi a queste categorie bisogna fare attenzione, perché possono generare pregiudizi. Queste caratteristiche sono state in passato fonti di discriminazione:

  • Razza
  • Sesso (incluso l’orientamento sessuale)
  • Religione
  • Stato di disabilità
  • Luogo di nascita

Case Study: Amazon Same-Day Delivery (2016)

  • Il problema: Amazon offriva consegne in giornata in molte città USA, ma escludeva alcuni quartieri a maggioranza afroamericana (es. a Boston e Atlanta).
  • La causa: l’algoritmo non usava la razza come input (quindi era “cieco”), ma si basava sulla densità delle transazioni e sulla presenza di membri Prime. Poiché storicamente i quartieri bianchi erano più ricchi e avevano più membri Prime, l’algoritmo ha escluso indirettamente i quartieri neri.
  • Lezione: esempio classico di Bias Preesistente o Proxy Bias (usare il CAP/indirizzo come proxy della razza).

È fondamentale prestare attenzione al contesto sociale e normativo, poiché la fairness è strettamente legata a principi etici e legali, non solo a metriche matematiche.


ConcettoDescrizione
FairnessGarantire che i modelli ML non discriminino gruppi protetti e non amplifichino disuguaglianze
Metafora dello specchioI dati riflettono la società; il modello può amplificarne i bias (specchio deformante) → approccio data-centric
Bias preesistenteOrigina nella società; rimuovere colonne sensibili non basta per via dei proxy
Bias tecnicoIntrodotto dal sistema (imputazione, trasformazioni, embedding)
Bias emergenteNasce dal contesto d’uso tramite cicli di feedback
IndependenceP(Y^=1∣A=a)=P(Y^=1∣A=b)P(\hat{Y}=1 \mid A=a) = P(\hat{Y}=1 \mid A=b); soglia normativa: rapporto ≥0.8\geq 0.8
SeparationP(Y^=1∣Y=y,A=a)=P(Y^=1∣Y=y,A=b)P(\hat{Y}=1 \mid Y=y, A=a) = P(\hat{Y}=1 \mid Y=y, A=b) per y∈{0,1}y \in \lbrace 0,1 \rbrace: parità dei tassi di errore
SufficiencyP(Y=1∣R=r,A=a)=P(Y=1∣R=r,A=b)P(Y=1 \mid R=r, A=a) = P(Y=1 \mid R=r, A=b) per ogni rr
PPVP(Y=1∣Y^=1)P(Y=1 \mid \hat{Y}=1): probabilità che una predizione positiva sia corretta
Pre-processingModifica le feature prima del training; model-agnostic
In-trainingVincoli di fairness nella loss/ottimizzazione; model-specific
Post-processingAggiusta soglie/decisioni del modello addestrato; model-agnostic, senza retraining
Proxy biasFeature apparentemente neutre (CAP, reddito) che codificano l’attributo sensibile (es. caso Amazon)